EPIGENETICA, LONGEVITÀ E CERVELLO SANO

Longevità, alimentazione e stile di vita. Il ruolo del digiuno intermittente e dell'assunzione delle proteine.
Pubblicato su Maggio 29, 2024, 4:37 pm
11 mins

Tra i Paesi maggiormente sviluppati, si è osservato negli ultimi 50 anni un rapido invecchiamento della popolazione e questo in particolare nella popolazione italiana.

Si stima che nel 2050 avremo circa il 35,9% della popolazione composta da ultra 65enni con un’attesa di vita media pari a 82,5 anni (79,5 per gli uomini e 85,6 per le donne). Va da sé che sia esternamente importante invecchiare bene in salute poiché troppo spesso assistiamo ad una fragilità tipica dell’anziano che compromette la qualità della vita.

L’associazione tra uno stile di vita sano in età avanzata e l’aspettativa di vita è uno degli aspetti più studiati negli ultimi tempi.

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Stile di vita e longevità

Sicuramente lo stile di vita e la longevità hanno ruoli diversi e importanti nella durata della vita umana e la longevità ha anche una forte componente genetica.

Grazie all’utilizzo della biologia molecolare si è visto che le molecole dei nutrienti, oltre ad essere dei modulatori metabolici, hanno una correlazione diretta con il DNA ed è stato possibile validare scientificamente la constatazione che persone diverse rispondono in modo molto diverso ad alimenti uguali in virtù del loro background genetico per cui i cibi stessi possono influenzare l’espressione del DNA.

Sembra che alcune molecole alimentari siano in grado di condizionare l’espressione e quindi l’attività di specifiche proteine, enzimi, recettori ed elementi strutturali dell’organismo inducendo una riprogrammazione del metabolismo e quindi cambiamenti a livello del fenotipo (Choie Friso, 2010; Weinhold 2006).

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Ma come fanno i cibi a controllare l’espressione genica, e quindi il fenotipo?  

Ciò avviene attraverso l’induzione da parte delle molecole alimentari di cambiamenti epigenetici del DNA, ovvero cambiamenti stabili, che possono essere ereditati e reversibili del DNA, determinando una regolazione nell’espressione genica, senza che ci sia una modifica nella sequenza originale del DNA stesso.

I meccanismi epigenetici si susseguono durante tutto l’arco della vita di un individuo e sono necessari per un corretto sviluppo e differenziamento in quanto controllano i processi fisiologici dell’organismo come il ciclo cellulare, la riparazione del DNA, l’invecchiamento, ecc…

I cibi con i quali ci nutriamo, pertanto, possono essere considerati veri e propri modulatori epigenetici in grado di influenzare lo sviluppo ed il mantenimento dell’organismo.

Molti studi hanno dimostrato che il metodo migliore per favorire la longevità e un invecchiamento in buona salute in varie specie di animali, andando dai vermi ai primati, sia la restrizione calorica. Questo meccanismo avrebbe un effetto epigenetico anche sulle nostre cellule favorendo l’autofagia (mangiare sé stessi) e la rigenerazione cellulare.

Circa l’80% dei geni dei topi ha mostrato un’attività alterata, in un organo o in un altro, in risposta al digiuno intermittente, ossia una forma di digiuno caratterizzata da una fase in cui si mangia normalmente (di circa 8 ore) e una fase dove non si assume nessun cibo (di circa 16 ore).

Nonostante l’apporto totale di calorie sia lo stesso in due gruppi di roditori, quelli che avevano avuto accesso al cibo per tutte le 24 ore al termine dell’esperimento erano ingrassati e presentavano segni di disfunzioni metaboliche, mentre gli animali sottoposti al digiuno intermittente non avevano preso nessun chilo di troppo. Merito di un effetto benefico dei cicli regolari di alimentazione e digiuno sulla sincronizzazione del ritmo circadiano che avviene in tutti i tessuti dell’organismo.

Uno studio del National Research Council di Pisa e dell’Università della California, pubblicato su Cellular and Molecular Life Sciences, mostra che il digiuno sarebbe responsabile dell’alterazione dell’espressione genica della corteccia cerebrale, in seguito alla produzione di alcuni corpi chetonici (i quali vengono prodotti quando l’organismo non ha a disposizione il glucosio), che influiscono a loro volta sul ritmo circadiano.

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Il ruolo del digiuno ed il digiuno intermittente

L’assenza di cibo è uno stimolo stressante per l’organismo che deve, comunque, continuare a rispondere alle richieste energetiche di un gran numero di tessuti.

Richieste che vengono soddisfatte dal glucosio, in questo caso deficitario; pertanto, strategicamente l’organismo comincia a produrre corpi chetonici come fonte energetica alternativa.

In particolare viene prodotto il corpo chetonico beta-idrossibutirrato (BHB), una molecola che ha la capacità di alterare la cromatina e l’espressione genica nella corteccia cerebrale.

Il BHB è il principale corpo chetonico che raggiunge il cervello durante periodi di digiuno agendo come una potente molecola epigenetica nel cervello attraverso il rimodellamento delle cellule del tessuto neurale.

Mediante il digiuno intermittente si possono aumentare le capacità di attenzione, e l’attività cerebrale favorendo le capacità di apprendimento, di memoria ma anche la formazione di nuovi neuroni.

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La longevità e l’assunzione delle proteine

Un altro aspetto molto importante riguardante la longevità è rappresentato dal collegamento tra l’assunzione di proteine ​​e mortalità.

Si è osservato che i soggetti di età compresa tra 50 e 65 anni che assumono un elevato apporto proteico hanno un aumento del 75% della mortalità complessiva e un aumento di 4 volte del rischio di morte per cancro durante i successivi 18 anni.

Queste associazioni vengono abolite o attenuate se le proteine ​​sono di origine vegetale.

Un’elevata assunzione di proteine però ​​è associata alla riduzione del cancro e mortalità complessiva negli intervistati di oltre 65 anni, ma un aumento di 5 volte della mortalità per diabete in tutte le età.

Gli studi sui topi hanno confermato l’effetto dell’alta assunzione di proteine ​​sull’incidenza e la progressione dei tumori al seno e del melanoma, ma anche gli effetti dannosi di una dieta a basso contenuto proteico negli anziani over 65 anni.

Questi risultati suggeriscono che un basso apporto proteico durante la mezza età, seguito da un consumo di proteine ​​da moderato ad alto negli anziani può ottimizzare la salute e la longevità.

Uno dei meccanismi più importanti che si ottengono tramite il digiuno è l’autofagia: ossia un processo di degradazione dei lisosomi (organuli cellulari ripieni di enzimi litici) e un meccanismo di pulizia protettiva che permette anche di eliminare gli organuli danneggiati, le proteine mal ripiegate e gli agenti patogeni.

L’autofagia permette di riciclare gli elementi costitutivi e l’energia per il rinnovamento cellulare e l’omeostasi, consentendo alle cellule di adattarsi allo stress.

È stato proposto che l’autofagia svolga un ruolo sostanziale nella longevità mediata dalla restrizione calorica.

Infatti tra i numerosi stimoli di stress che inducono l’autofagia, il digiuno e la restrizione calorica sono i più potenti stimolatori non genetici e sono privi degli effetti collaterali indesiderati.

Per cui, per concludere, possiamo dire che per mantenerci in salute, andando a stimolare quei meccanismi epigenetici che influenzano poi le nostre cellule, possiamo inserire nel nostro stile di vita anche una fase di restrizione calorica e/o di digiuno intermittente; in particolare quella forma che prevede 12 ore di digiuno (es. fare colazione alle 08.00 e poi non mangiare nulla fino alla cena alle 20.00 e poi di nuovo digiunare fino alla colazione del mattino successivo).

In questo modo possiamo rinnovare il sistema nervoso rallentando il declino cognitivo con una dieta tagliata su misura che, soprattutto nell’anziano, preveda un giusto apporto di nutrienti affinché si prevenga la malnutrizione (con complicanze che possono portare alla sarcopenia) ed effettuare un processo di depurazione considerato un vero “spazzino” per il cervello.

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BIBLIOGRAFIA

  1. Choi SW, Claycombe KJ, Martinez JA, Friso S, Schalinske KL. Nutritional epigenomics: a portal to disease prevention. Adv Nutr. 2013 Sep 1;4(5):530-2. doi: 10.3945/an.113.004168. PMID: 24038247; PMCID: PMC3771139.
  2. Choi SW, Friso S. Epigenetics: A New Bridge between Nutrition and Health. Adv Nutr. 2010 Nov;1(1):8-16. doi: 10.3945/an.110.1004. Epub 2010 Nov 16. PMID: 22043447; PMCID: PMC3042783.
  3. Park LK, Friso S, Choi SW. Nutritional influences on epigenetics and age-related disease. Proc Nutr Soc. 2012 Feb;71(1):75-83. doi: 10.1017/S0029665111003302. Epub 2011 Nov 4. PMID: 22051144.
  4. Weinhold B. Epigenetics: the science of change. Environ Health Perspect. 2006 Mar;114(3): A160-7. doi: 10.1289/ehp.114-a160. PMID: 16507447; PMCID: PMC1392256.
Margherita Borsa

Margherita Borsa, nata a Torino, è laureata in Scienze Biologiche e specializzata in Igiene ed in Patologia Clinica. Ha conseguito il Perfezionamento in Biologia Molecolare e il Master in Nutrizione Clinica. Ha lavorato per molti anni come direttore di Laboratorio Analisi. Dal 2005 svolge l’attività di libero professionista come nutrizionista e nutrigenetista interessandosi anche di Nutrizione e Longevità. Inoltre insegna presso l’Università N. Cusano di Roma dove è anche responsabile scientifico del Master di Genetica ed Epigenetica applicata al trattamento Nutrizionale.

Margherita Borsa, nata a Torino, è laureata in Scienze Biologiche e specializzata in Igiene ed in Patologia Clinica. Ha conseguito il Perfezionamento in Biologia Molecolare e il Master in Nutrizione Clinica. Ha lavorato per molti anni come direttore di Laboratorio Analisi. Dal 2005 svolge l’attività di libero professionista come nutrizionista e nutrigenetista interessandosi anche di Nutrizione e Longevità. Inoltre insegna presso l’Università N. Cusano di Roma dove è anche responsabile scientifico del Master di Genetica ed Epigenetica applicata al trattamento Nutrizionale.